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Il sangue dei giusti è seme

Il sangue dei giusti è seme

Il sangue dei giusti è seme

di Josef Platarota

Sono passati esattamente ventotto anni. Erano le 17:57:48 quando la mafia squarciò in due il tratto della A29 presso Capaci, nel territorio Isola delle Femmine. Giovanni Falcone perse la vita assieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Ventotto anni in cui ogni volta che incrociamo quel sorriso, spogliato dalla durezza di essere giudice, sentiamo un senso di gratitudine e di libertà. Proprio la libertà, nell'accezione più piena e bella del suo significato, deve essere rispettata. La vera liberazione oggi, però, è quella di ripulire la memoria di Falcone dalla falsità che sta proprio nell’ipocrisia del suo ricordo. Per favore basta. Basta strumentalizzare la sua figura e la sua lotta. Sarebbe bello che lo Stato, le istituzioni, non lo ricordino più fino al momento in cui non ci daranno delle risposte su quella stagione di bombe e segreti.

È notizia delle ultime ore del caso Palamara e delle intercettazioni telefoniche. Nelle stesse sorge il dubbio di come il CSM utilizzi impunemente la toga per fini politici e di potere. Proprio come faceva quando Giovanni Falcone era in vita, tanto da delegittimarlo e umiliarlo. Nel gennaio del 1988 quando il giudice “soltanto” per continuare il suo lavoro propose la sua successione a quella di Tonino Caponnetto a capo del Pool antimafia, il Consiglio Superiore della Magistratura, con motivazioni ridicole ossia la maggiore anzianità di servizio, gli preferì Antonino Meli con 14 voti contro 10, mentre 5 consiglieri si astennero. Era il modo per ucciderlo professionalmente.

Il fango contro Falcone non veniva solo dalla Magistratura. Celebre l’uscita infelice di Repubblica che lo definì un saltimbanco e questa mattina titola “Giovanni e Francesca, la sfida di un’amore in trincea”. La stessa ipocrisia della politica di oggi che ieri lo attaccava come un agnello sacrificale sul palco del Maurizio Costanzo Show, basti ricordare lo scontro Falcone-Orlando o Falcone-Cuffaro.

Ebbene sì, quel ricordo oggi è appannaggio solo della gente onesta che ogni giorno è in prima linea e combatte contro i soprusi, questo giorno è per le giovani generazioni, come diceva Paolo Borsellino, «le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».

Citando sempre Borsellino lo vogliamo ricordare con delle parole bellissime quanto struggenti.

«Ricordo la felicità di Falcone quando, in un breve periodo di entusiasmo, egli mi disse: la gente fa il tifo per noi. Con ciò non intendeva soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice, significava qualcosa di più».

Ecco Giovanni e Paolo: dopo ventotto anni facciamo ancora il tifo per voi.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

23/05/2020