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Una via per le icone: Angela Marchianò

Gli intensi travagli concettuali di una pittrice alle prese col mondo delle icone, e i suoi vittoriosi risultati \n \n

Una via per le icone: Angela Marchianò

Se è vero che il Linguaggio ci precede sì che ne siamo creature e vittime, vi son parole che molto più di altre chiudono in sé il germe dolce e violento di tenebra e di luce lungo le quali corrono le ore dell’uomo. ‘Icona’ è tra esse. Eikón – eikónos, con tutte le sue varianti morfologiche, voleva dire per gli antichi Elleni: figura di dipinto; statua; immagine di un dio; idolo; fantasma; immagine mentale; archetipo; confronto. Ancora oggi vuol dire troppe cose. Ci fermiamo perciò all’accezione di immagine sacra che, dipinta su tavoletta lignea o lastra di metallo, è propria della tradizione cristiana orientale. Se iconismo e aniconismo hanno lottato e lottano nel campo delle arti figurative in genere, grava sulle tre religioni monoteistiche il divieto (Esodo XX 4) di fabbricare simulacri e adorarli. Aniconici saranno l’Ebraismo e l’Islam, iconico il Cristianesimo. L’Oriente (brutalizziamo per far presto) contemplerà solo immagini dipinte, l’Occidente anche quelle tridimensionali. Dal terremoto iconoclasta che squassò Costantinopoli e l’Impero l’icona uscirà vincente e rafforzata. Il secondo Concilio di Nicea (787) decreterà che l’icona del Cristo rappresenta l’unione, senza miscuglio o confusione, della doppia natura di Lui, nella Sua perfezione divino-umana. Da qui, giustificate anche le icone di Maria, degli angeli, dei santi. Il Cristianesimo occidentale sarà anticonico solo presso alcuni protestanti: Calvino, Zwingli, Karlstadt; più duttile Lutero, e più sfumate le sue posizioni. In seno all’ortodossia cattolica, vi saranno sparute benché intense posizioni aniconiche o addirittura anticoniche: su tutte, quella di San Bernardo di Chiaravalle.

Giacché vo riassumendo secoli e mondi, torno a chiedere scusa dei colpi d’ascia che sono costretto a vibrare anche quando sarebbe più opportuno il bisturi o un buon coltello da cucina. In Occidente l’artista si è andato configurando come colui che esprime sé nell’opera. Si è così giunti, e non soltanto nella chiacchiera mondana, a cercare la verità dell’opera tra i giorni e tra i dirimpettai dell’autore. Al di là di una tale stortura, la personalità dell’artista è presso noi vissuta, da lui stesso e dal gruppo, come centrale. Pei cristiani d’Oriente, l’immagine sacra è ubiqua compagna della fede e dell’atto liturgico: scorcio quasi irruttivo dell’assoluto, “l’onore che le si tributa passa al suo archetipo” (san Basilio il Grande). Ne consegue non già una (impossibile) sparizione della personalità dell’autore, sibbene un suo eclissarsi, un suo casto e silente ritrarsi, perché l’imago aeternitatis tenga con più pienezza il campo. Se per le Chiese d’Oriente l’icona ha una funzione, nulla vieta, tra noi, di intenderla e fruirne come puro fatto d’arte.

Vive a quaranta passi da casa mia, e mi è ottima amica da sempre, un’ottima pittrice: Angela Marchianò. Come sia giunta a dipingere icone, nonché come le viva e veda, è stato oggetto di lunghi conversari. Ne spremo il succo, lasciandole talora la parola.

Occidentale è la formazione pittorica di Angela (studi e diploma all’Accademia delle Belle Arti), occidentale è il suo modo di guardare di pensare di essere. Vermeer, il Caravaggio, Shakespeare, Virginia Woolf, i romanzi polizieschi, Roma come città e in quanto sede del papato sono le stelle che la guidano; volume e prospettiva, due cardini del suo dipingere. Mi sorprese, perciò, scoprirla un giorno autrice di icone. Vi è una bizantinità reale, oltre che retoricamente ottativa, in Arbëria; l’albanità, però, mai fu né nelle corde né tra i desideri della Marchianò. Perché, dunque, le icone?

“Le icone” mi risponde “erano intorno a me, però non le vedevo. Mi dovetti forzare a guardarle, e accadde soltanto perché un’amica mi chiese di dipingergliene una. Mi dovetti impegnare. Dovetti studiare. Fu difficile entrare in quel mondo, né credo di esserci entrata appieno. La mia formazione data da quando i maestri toscani del Duecento ci hanno affrancati dall’immobilità bizantina introducendo una forma, intuitiva ma molto efficace, di prospettiva. Non solo: il clero orientale è separato dal popolo dei fedeli, e la stessa separatezza avverto nelle icone. Rappresentano la pura divinità, il puro trascendente. Ciò è sublime, è grandioso, ma non mi scalda il cuore. In Occidente il Cristo crocifisso è Dio ma è soprattutto uomo che soffre, e Maria col Bambino è divina ma è soprattutto madre. In ciò mi riconosco. Il mio dipingere icone è stato una sfida, un recupero. Anche i colori vi sono codificati. Io ho abbondato nell’oro molto di più che nell’azzurro poiché lo sento più vivo, più mio. Non posso giudicare del risultato.”

Amo le icone, e amo le icone della Marchianò – se di giudizio vi fosse bisogno. Anche se non sapessi del tormentato e perciò stimolante percorso dell’autrice, vi avvertirei, giacché conosco il resto della sua produzione, il suo tratto, il suo io: quell’io di cui, s’è detto, ci riguarda soltanto divenuto opera; quell’io, s’è detto pure, che può bensì eclissarsi ma negarsi non può. Da questa sua inquieta immersione in una inquietudine più vasta; da questo suo umanissimo spaurirsi, e taccio della tecnica e del mestiere che mai le fecero difetto, sono per paradosso germinate opere insieme d’arte e di devozione. L’esito fu più ricco dell’intento, e se un’icona è pienamente tale solo quando un fedele le si accosta e prega, in non poche case e nella chiesa stessa del nostro leggiadro villaggio dal nome sgraziato (Vaccarizzo Albanese) qualcuno si accosta in devota preghiera alle icone di Angela, soavemente e santamente ignaro dei dubbiosi travagli di chi le dipinse.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

27/06/2021