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Sepolture e luoghi di culto islamici: da Corigliano-Rossano l’appello ai sindaci

Dopo la morte di un Imam residente da trent’anni in città, Umberto Romano richiama l'attenzione sull’assenza di spazi per sepolture e preghiera delle comunità islamiche, chiedendo soluzioni struttural

Sepolture e luoghi di culto islamici: da Corigliano-Rossano l’appello ai sindaci

CORIGLIANO-ROSSANO - La morte improvvisa di un cittadino di Corigliano-Rossano, residente Iin città da oltre trent’anni e Imam della locale comunità islamica, riporta all’attenzione una questione irrisolta: l’assenza di spazi adeguati per la sepoltura e la preghiera delle comunità religiose non cattoliche. Da questo episodio nasce una lettera aperta ai sindaci calabresi di Umberto Romano (Insieme per le Città) che chiede risposte istituzionali su accoglienza, diritti e sicurezza, a partire da una presenza ormai strutturale nel territorio.

Secondo Romano, solo a Corigliano-Rossano vivono circa 7mila persone appartenenti a comunità multietniche, spesso definite «inermi e invisibili». La difficoltà emersa con la sepoltura dell’Imam mette in luce un vuoto normativo e organizzativo che riguarda la quasi totalità dei comuni calabresi, non attrezzati per rispondere alle prescrizioni religiose islamiche.

La religione musulmana, infatti, impone la sepoltura in luoghi specifici, diversi dai cimiteri consacrati. Una condizione che ha reso complesso individuare una soluzione. «C’è Cutro, il luogo dove sono sepolti i morti in mare», viene ricordato nella lettera, ma il sindaco del comune crotonese ha negato la possibilità, motivando il rifiuto con la mancata residenza del defunto.

Di fronte allo stallo, a Corigliano-Rossano il sindaco e l’assessore competente hanno autorizzato, con un atto definito di «manifestata umanità», la rottura del muro di cinta del cimitero per consentire la sepoltura in un terreno sconsacrato adiacente. Una soluzione emergenziale che, secondo i firmatari, non può però sostituire una programmazione stabile.

Il caso diventa così occasione per una riflessione più ampia. «Siamo davvero pronti all’accoglienza?», si chiedono ancora Romano, chiarendo che accogliere non significa solo reagire all’emergenza, ma prevenire i problemi con regole, spazi e scelte amministrative chiare.

Accanto al tema dei cimiteri, l’appello richiama l’attenzione su un’altra criticità: i luoghi di preghiera. In molte città calabresi le comunità islamiche si ritrovano in magazzini e locali di fortuna, spesso sovraffollati e non idonei, con evidenti rischi per la sicurezza in caso di incendi o emergenze.

Da qui la proposta rivolta ai sindaci che chiede di destinare temporaneamente locali pubblici abbandonati e individuare aree di servizio dove, nel rispetto delle regole urbanistiche, le comunità possano costruire luoghi di culto adeguati. Una richiesta che, viene sottolineato, non nasce oggi.

Solo pochi mesi fa la Comunità Islamica di Corigliano-Rossano aveva formalmente chiesto un incontro all’amministrazione comunale. Nella lettera, firmata dall’Imam Manar Aziz, si ricordava la presenza stabile di circa 2mila cittadini musulmani, italiani e stranieri regolarmente residenti, e si ribadiva la volontà di collaborare con il Comune per promuovere dialogo interreligioso, integrazione sociale e partecipazione alla vita cittadina.

«La comunità è interessata a collaborare nel pieno rispetto delle leggi italiane e dei valori della convivenza civile», si legge nella richiesta, che sollecitava un confronto istituzionale, informazioni su bandi e strumenti per accedere a spazi e servizi, e un sostegno alle iniziative culturali e sociali. Un appello rimasto, secondo i promotori, senza risposte concrete.

La lettera aperta prova anche a rispondere a una domanda ricorrente: chi sono le persone che si vedono per strada, che dormono ammassate nei magazzini? «Scappano dalle guerre e dalla fame», viene scritto. «Sono uomini, donne e bambini. Immigrare significa entrare, ma nessuno entra davvero se non trova qualcuno disposto a riconoscerlo».

Il testo richiama poi l’esperienza di Riace e la figura di Mimmo Lucano, indicata come esempio di accoglienza capace di trasformare un paese in declino in un modello osservato a livello internazionale. Non come slogan, ma come dimostrazione concreta che l’incontro tra comunità può generare sviluppo, lavoro e coesione.

«La vita è movimento, è mescolanza», si legge ancora. Le civiltà, viene ricordato, non nascono dalla chiusura ma dalla contaminazione. Da qui l’invito a considerare l’incontro e la conoscenza reciproca come strumenti per prevenire marginalità, solitudine e conflitti.

Il fenomeno migratorio, conclude l’appello, può essere ignorato o lasciato al caso, ma questo comporta un rischio preciso: che le persone smettano di sentirsi tali. «Quando accade, non si parla più di accoglienza, ma di solitudine e rabbia». Un monito rivolto direttamente alle istituzioni locali, chiamate a governare i fenomeni prima che diventino emergenze sociali.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

01/02/2026