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Petrolio, gas, solare, eolico e idrico: è legittimo chiedersi perché diciamo di no a tutto prima di restare al buio?

Tra Calabria del nord-est, Golfo di Taranto e Basilicata esistono risorse e potenzialità energetiche ancora inespresse. Mentre le crisi globali stringono, il territorio resta fermo tra idrocarburi non

Petrolio, gas, solare, eolico e idrico: è legittimo chiedersi perché diciamo di no a tutto prima di restare al buio?

CORIGLIANO-ROSSANO - Dopo la Guerra Russia-Ucraina che ha messo in crisi uno dei maggiori rifornimenti di gas dell'Italia, dopo la Crisi nel Golfo Persico e la chiusura dello stretto di Hormuz che rischia di lasciare a secco le riserve petrolifere dell'Italia e di mezza Europa, e considerata la nostra dipendenza (senza contrattazione) dalle dinamiche politiche occidentali, è o non è il caso di ripensare al nucleare e all'esplorazione delle riserve del sottosuolo italiano?

Non è una provocazione. Non è nemmeno una domanda ideologia. È un punto di partenza. È solo una domanda che vuole aprire un dibattito. Punto

Soprattutto perché se si scava nei dati, nelle relazioni tecniche, nelle mappe geologiche, emerge un’Italia molto diversa da quella che si racconta nell’opinione pubblica. Non un Paese ricco come i grandi produttori mondiali, certo. Ma neppure un deserto energetico. Dal momento che, secondo le ricostruzioni storiche del settore, nel nostro Paese sono stati individuati circa 450 giacimenti tra terra e mare, con riserve complessive che superano i 200 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Un numero che per l’Italia potrebbe significare indipendenza energetica totale solo per qualche anno, un paio di decenni al massimo. Pochi ma nemmeno marginali, se nel frattempo si iniziassero a sfruttare tutti gli altri potenziali naturali per innescare una vera transizione energetica, soprattutto per un sistema industriale che importa gran parte dell’energia che consuma.

E poi c’è lo Jonio. O meglio, quella porzione di Jonio che va dal Golfo di Taranto alla costa calabrese, passando per la Basilicata. Un mare che, visto dalla superficie, sembra sempre uguale a sé stesso: blu profondo, quasi immobile. Ma sotto-sotto racconta un’altra storia.

Il Golfo di Taranto, per esempio, non è solo il più grande golfo italiano. È una struttura geologica complessa, una grande “conca” sedimentaria, con profondità che superano i 1.500 metri, nata dall’incontro tra la catena appenninica e la placca adriatica. Tradotto in termini più semplici: un ambiente che – dicono gli esperti, a partire dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) - nella storia della Terra, ha avuto tutte le condizioni per generare e intrappolare idrocarburi. Non a caso, negli ultimi decenni, compagnie e centri di ricerca hanno condotto campagne sismiche su migliaia di chilometri quadrati, arrivando a indagare superfici fino a 4.000 chilometri quadrati solo in quest’area. Non trivellazioni, ma radiografie del sottosuolo. Onde che entrano nella terra e restituiscono immagini, ipotesi, possibilità.

E le possibilità, almeno sulla carta, ci sono.

Gli studi parlano di “orizzonti mineralizzati”, di trappole geologiche, di sistemi petroliferi plausibili. Non è la prova di un giacimento pronto all’uso, sia chiaro. È qualcosa di più sottile: la conferma che lì sotto il sistema funziona, che il sottosuolo ha le caratteristiche giuste. È come sapere che un terreno è fertile, senza aver ancora seminato fino in fondo.

Se si scende sui territori, la fotografia diventa più nitida. In Basilicata, per esempio, non siamo nel campo delle ipotesi: lì si estrae davvero. La Val d’Agri, infatti, è il più grande giacimento petrolifero onshore d’Europa e rappresenta la quasi totalità della produzione nazionale di greggio. In Puglia, nella Fossa Bradanica, esistono sistemi a gas e petrolio noti da decenni. In Calabria, nel crotonese, sono stati sviluppati campi a gas come Luna e Hera Lacinia, segno che il sistema non solo esiste, ma in alcuni casi è stato anche sfruttato.

Insomma, noi il nostro “tesoro” lo abbiamo. Anche se non è infinito, lo abbiamo. Nel frattempo, però, continuiamo a dipendere da equilibri che stanno altrove. A Mosca, a Doha, a Washington, a Teheran. Continuiamo a discutere di sicurezza energetica mentre l’energia la compriamo. Continuiamo a parlare di autonomia senza aver mai davvero messo alla prova fino in fondo le nostre possibilità. Mentre rischiamo un lockdown energetico nonostante abbiamo risorse da poter sfruttare a iosa e essere indipendenti. E tra queste, gli idrocarburi rappresentano una parte davvero minimale.

Già, perché c’è un’altra verità che non può essere ignorata. Nel paese e nella regione in cui si è detto – giustamente – di no alle trivellazioni, alla ricerca di idrocarburi nel nome dell’ambientalismo ma dove quel no è stato anche reiterato per i grandi impianti eolici offshore, c’è un altro dato contrastante e imbarazzante. Ce lo continuano a ripetere ogni giorno i maggiori driver di produzione dell’energia green del nostro territorio: da Fotovoltaica a Omnia Energia: la Calabria è una delle aree più ricche d’Europa di energia naturale disponibile (sole, vento, acqua) ma dove questa potenzialità è sfruttata in numeri percentuali residuali. Eppure l’irraggiamento solare è tra i più alti del continente. Lo Ionio è una delle aree più promettenti per l’eolico offshore. L’idroelettrico, storicamente, ha già dimostrato cosa può fare.

Può un Paese, una regione e un territorio come la Calabria del nord-est permettersi di non avere consapevolezza piena del suo potenziale energetico, che si trova sotto e sopra il suo terreno, mentre dietro la porta di casa si combattono guerre per andare alla ricerca di energia?

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

10/04/2026