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Idrogeno a Corigliano-Rossano, Romeo smonta il caso Enel: «Senza mercato, a chi lo vendi?»

L’amministratore di Fotovoltaica rilegge la rinuncia al progetto da 15 milioni: il nodo non era solo produrre idrogeno, ma costruire una filiera capace di consumarlo

Idrogeno a Corigliano-Rossano, Romeo smonta il caso Enel: «Senza mercato, a chi lo vendi?»

CORIGLIANO-ROSSANO - La domanda è rimasta sospesa per mesi sull’ex area Enel di Corigliano-Rossano: perché un grande gruppo energetico dovrebbe rinunciare a un finanziamento pubblico da circa 15 milioni di euro per produrre idrogeno verde? L’ingegnere Aldo Romeo, amministratore di Fotovoltaica srl, la risposta l’ha data senza giri di parole: perché, probabilmente, quell’investimento non aveva ritorni sufficienti.

La vicenda nasce nel 2023, quando la Regione Calabria approvò la graduatoria dell’avviso pubblico Hydrogen Valleys, finanziato con risorse PNRR, per selezionare progetti di produzione di idrogeno rinnovabile in aree industriali dismesse. L’intervento rientrava nella Missione 2 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, dedicata a rivoluzione verde, transizione ecologica, energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile.

Tra i siti attesi c’era anche quello di Corigliano-Rossano, nell’ex centrale di contrada Cutura-Sant’Irene: un investimento che avrebbe dovuto segnare una nuova fase dopo la stagione (fallita) di Futur-E e aprire una prospettiva industriale legata alla transizione energetica. Poi la frenata. Enel confermò la rinuncia al progetto, provocando la reazione della politica che, di fatto, ha battuto la via facile della polemica, cercando di scarica, l'uno sull'altro le responsabilità senza andare - tecnicamente - a fondo della vicenda.

Da allora il dibattito si è concentrato soprattutto sul “no” di Enel, sui 15 milioni svaniti e sull’ennesima occasione mancata per un territorio che da anni attende una vera riconversione industriale. Romeo, intervenendo nelle settimane scorse all’Eco in Diretta (rivedi qui la puntata), ha spostato però il ragionamento su un piano diverso: non quello dell’indignazione, ma quello della sostenibilità economica.

«Per quale motivo si meravigliano che un’azienda privata possa non accettare un finanziamento di 15 milioni a fondo perduto? Vuol dire che non ci sono i ritorni», ha detto l’imprenditore. E anche quello che svela la verità meno raccontata: un impianto di idrogeno non si regge solo perché esiste un contributo pubblico. Si regge se esiste un mercato.

Il punto, secondo Romeo, non è stabilire se l’idrogeno sia o meno una tecnologia strategica. Lo è. Il problema è capire chi lo compra, come lo usa, dove viene distribuito, con quali infrastrutture e dentro quale politica industriale. Senza questi elementi, anche un finanziamento importante rischia di coprire solo una parte della catena: la produzione. Ma l’idrogeno, da solo, non basta produrlo. «Sennò - si chiede giustamente l'amministratore di Fotovoltaica - a chi lo do questo idrogeno?».

In poche parole, Romeo ribalta l’impostazione del dibattito. Il territorio ha discusso molto del produttore, molto meno degli utilizzatori. Ma una filiera energetica funziona se la produzione incontra domanda stabile: trasporto pubblico, ferrovia, mezzi pesanti, industria, portualità, caldaie, logistica.

Da qui gli esempi messi sul tavolo: treni a idrogeno, autobus a idrogeno, caldaie in sostituzione di quelle a gas, soluzioni per la mobilità e per i consumi energetici pubblici e privati. Non ipotesi decorative, ma condizioni di mercato. Perché solo se qualcuno acquista quell’idrogeno, l’impianto diventa sostenibile.

Romeo non parla da osservatore contrario alla tecnologia. Anzi. Ha aggiunto anche di essere disponibile a investire nell’idrogeno come gruppo. Ma a una condizione: che ci sia una politica capace di costruire distribuzione, domanda e utilizzi reali. Perché il problema sembra stare proprio qui. Ed è paradossale. Perché alle nostre latitudini se c'è una rappresentanza politica e istituzionale, locale, regionale e parlamentare che se da un lato si è armata l'una contro l'altra per andare a scovare le responsabilità del mancato investimento di Enel, dall'altra non si è posta - e purtroppo non si pone nemmeno ora - l'interrogativo di visione: su come, appunto, potrebbe e dovrebbe essere sviluppato e utilizzato quello che, a tutti gli effetti, è un combustibile.

È qui che la vicenda di Corigliano-Rossano cambia prospettiva. La rinuncia di Enel può certamente essere letta come un colpo al territorio. Ma la lettura di Romeo suggerisce una causa più fredda e forse più grave: non si era costruita attorno all’impianto una strategia industriale completa. E qui, è inevitabile che ci siano colpe gigantesche della politica.

Il finanziamento pubblico avrebbe sostenuto la produzione. Ma senza una rete di consumo già programmata, il progetto rischiava di nascere monco. Una fabbrica di idrogeno senza acquirenti certi è una bella prospettiva tecnologica. Punto.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

17/05/2026