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Bullismo e violenza a scuola, Teresa Pia Renzo: «È finito il tempo delle giustificazioni»

La pedagogista richiama famiglie e istituzioni alle proprie responsabilità: «Comprendere il disagio non basta. Prima bisogna fermare l’aggressore, proteggere le vittime e restituire autorevolezza alla

Bullismo e violenza a scuola, Teresa Pia Renzo: «È finito il tempo delle giustificazioni»

CORIGLIANO-ROSSANO – Credo sia finito il tempo del perbenismo. Se a scuola un ragazzo aggredisce, minaccia, umilia, accoltella, perseguita o mette paura, il primo dovere educativo non è chiedere alla vittima di comprendere il disagio dell’aggressore. Il primo dovere è fermare l’aggressione, proteggere chi subisce e chiamare ogni responsabilità con il proprio nome. Perché quando il perdono viene trasformato in giustificazione, la scuola smette la sua funzione educativa e comincia ad arretrare. Il risultato? Quello che continuiamo a registrare in questo tempo: aumento esponenziale dei fenomeni di violenza e una classe educante intimidita dai bulli. Non è più possibile.

A richiamare l’attenzione su una questione che riguarda sempre più da vicino famiglie, scuola e comunità educante è la pedagogista Teresa Pia Renzo ricordando che il dibattito sull’aggressività minorile, sul bullismo e sulle violenze che coinvolgono studenti e personale scolastico rischia spesso di concentrarsi sulle cause senza affrontare con la stessa determinazione le conseguenze e le responsabilità. Una riflessione che riporta al centro il ruolo educativo delle istituzioni e la tutela concreta di chi subisce comportamenti aggressivi.

«Nessuno nega – osserva la professionista da oltre vent’anni consulente per la crescita della prima infanzia – che dietro molti comportamenti aggressivi possano esserci fragilità familiari, sociali, emotive o relazionali. Ma riconoscere un disagio non significa sospendere il principio di responsabilità. Un minore che aggredisce va aiutato, ma prima ancora va fermato. Se la scuola si limita a comprendere senza intervenire, il messaggio che passa è devastante: chi colpisce viene ascoltato, chi subisce deve sopportare».

Secondo la pedagogista, uno degli aspetti più gravi riguarda la gestione dei casi di bullismo. «Troppo spesso – sottolinea – invece di intervenire con decisione su chi assume comportamenti aggressivi, si chiede alla vittima o alla sua famiglia di avere pazienza, comprendere, aspettare, perdonare, tenere conto del vissuto dell’altro. È proprio qui, però, che si produce la frattura più pericolosa: la vittima viene caricata di una responsabilità che non le appartiene, mentre l’aggressore non incontra un limite chiaro».

Il tema non è colpevolizzare la scuola, ma restituirle ruolo e autorevolezza. «Gli insegnanti – dice ancora Renzo – devono poter segnalare, convocare, chiedere l’intervento della dirigenza, coinvolgere le famiglie e attivare percorsi adeguati senza sentirsi soli, esposti o delegittimati. La funzione educativa non può ridursi alla mediazione infinita. Ci sono situazioni in cui mediare non basta: bisogna interrompere il comportamento, formalizzare il problema e assumere decisioni. Allo stesso modo, l’istituzione scolastica non può limitarsi a contenere il danno, e le politiche pubbliche non possono moltiplicare strumenti senza verificarne l’efficacia reale. Servono interventi coordinati, ma soprattutto serve una linea comune: il comportamento aggressivo non può essere normalizzato».

«Prevenire – aggiunge la pedagogista – non significa pretendere tolleranza da chi è stato colpito. Significa intercettare prima, intervenire subito, fissare conseguenze, sostenere le vittime e lavorare sull’aggressore senza trasformarlo nell’unico soggetto da proteggere. Se il sistema educativo si concentra solo su chi compie il gesto, rischia di dimenticare chi quel gesto lo ha ricevuto. Io credo sia finito il tempo delle favole. Bisogna prendere atto che il problema è grave e che continuare soltanto a parlarne non basta. Gli educatori devono fare gli educatori, gli insegnanti devono poter fare gli insegnanti, le famiglie devono assumersi le proprie responsabilità. La vittima non può essere sempre chiamata ad abbassare la testa. Educare – conclude Teresa Pia Renzo – significa anche avere il coraggio di dire basta».

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

05/06/2026