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Incendi e caldo estremo, gli ambientalisti: «Niente caccia in Calabria fino al primo ottobre»

Sette associazioni chiedono alla Regione di cancellare la preapertura e proteggere anche le zone vicine alle aree bruciate. Il Tar ha già sospeso la caccia al colombaccio prevista per il 2 settembre

Incendi e caldo estremo, gli ambientalisti: «Niente caccia in Calabria fino al primo ottobre»

RENDE - Boschi bruciati, scarsità d’acqua e animali costretti a cercare altrove cibo e riparo. In questo scenario aprire anticipatamente la stagione venatoria significherebbe, secondo sette associazioni ambientaliste, aggiungere un nuovo fattore di pressione a una fauna già duramente colpita.

Lipu Calabria, Legambiente Calabria, Wwf Calabria, Italia Nostra, StOrCal, Greenpeace e Vas Rende-Cosenza hanno scritto al presidente della Regione Roberto Occhiuto e agli assessori Gianluca Gallo e Giovanni Calabrese Montuoro, chiedendo di sospendere la preapertura della caccia e rinviare ogni attività venatoria al primo ottobre 2026.

La richiesta è stata indirizzata anche ai dirigenti regionali competenti in materia di agricoltura, caccia, pesca e ambiente.

Il calendario approvato dalla Giunta calabrese con la deliberazione numero 443 del 21 luglio prevede alcune giornate di preapertura a settembre per colombaccio, gazza, cornacchia grigia e quaglia, mentre la stagione ordinaria dovrebbe iniziare il 20 settembre e concludersi il 31 gennaio 2027, come specificato dalla Regione Calabria.

Le associazioni chiedono dunque una sospensione più ampia, fino a ottobre, motivandola con gli effetti prodotti dagli incendi, dalla siccità e dalle ripetute ondate di calore.

«La fauna è già sotto stress»

Secondo i firmatari, gli incendi hanno provocato la morte di un numero non quantificabile di animali e distrutto habitat, fonti alimentari e aree di rifugio. Gli esemplari sopravvissuti tendono a concentrarsi nelle zone risparmiate dalle fiamme, aumentando competizione e pressione sulle risorse disponibili. In questa fase, sostengono le associazioni, la caccia non rappresenterebbe un rischio isolato, ma uno stress ulteriore sommato a condizioni ambientali già critiche. Il ragionamento riguarda anche le specie migratorie, chiamate ad attraversare territori nei quali incendi e caldo hanno ridotto la disponibilità di cibo e riparo.

«Il blocco dell’apertura anticipata appare un provvedimento doveroso, ragionevole e responsabile», si legge nella lettera. Gli ambientalisti richiamano l’articolo 9 della Costituzione, dedicato alla tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi, e la legge nazionale 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica. La qualificazione del rinvio come vero e proprio obbligo giuridico costituisce la tesi sostenuta dalle associazioni e potrà essere valutata dalla Regione e, in caso di contenzioso, dagli organi giudiziari.

Il primo stop del TAR

La richiesta arriva dopo un primo intervento della giustizia amministrativa. Con un provvedimento cautelare del 13 agosto, il presidente del Tar Calabria ha sospeso la caccia al colombaccio prevista per il 2 settembre, accogliendo la domanda presentata dall’associazione Earth Odv.

La camera di consiglio è stata fissata per il 2 settembre. Il provvedimento non blocca però l’intera preapertura: nella stessa giornata restano al momento consentite, secondo il calendario, le attività riguardanti gazza e cornacchia grigia. Lo ha precisato anche Federcaccia Calabria, annunciando il proprio intervento nel giudizio.

Le associazioni ambientaliste ritengono che la sospensione disposta per il colombaccio rafforzi la necessità di un riesame complessivo del calendario da parte della Giunta.

Nel documento viene contestato anche il mancato aggiornamento del Piano faunistico-venatorio regionale, che, secondo i firmatari, risalirebbe al 2003. La stessa Regione avrebbe avviato il percorso per adottare un nuovo piano entro l’autunno del 2026.

Il divieto nelle aree bruciate

Un secondo punto riguarda i terreni percorsi dal fuoco. L’articolo 10 della legge 353 del 2000 vieta per dieci anni la caccia e il pascolo sui soprassuoli delle zone boscate interessate da incendi. La norma attribuisce ai Comuni il compito di censire e aggiornare le relative perimetrazioni, come stabilisce il testo della legge.

Gli ambientalisti chiedono provvedimenti immediati per rendere effettivo il divieto e propongono di estendere la protezione anche alle aree limitrofe, nelle quali potrebbe concentrarsi la fauna sopravvissuta. Quest’ultima estensione rappresenta una richiesta aggiuntiva rispetto al divieto nazionale, che riguarda specificamente le superfici boscate percorse dal fuoco.

La lettera contesta infine l’eventuale argomento economico legato alle tasse già versate dai cacciatori. Secondo le associazioni, il pagamento delle quote abilita a un’attività regolata nell’interesse pubblico, ma non garantisce un diritto incondizionato a cacciare in qualsiasi periodo o area.

La decisione passa ora alla Regione. Ma il punto sollevato va oltre il confronto tradizionale tra ambientalisti e mondo venatorio: dopo un’estate di incendi e caldo estremo, occorre stabilire quanto altro stress possa sopportare un ecosistema prima che la prudenza diventi un obbligo politico.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

19/08/2026