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La sicurezza passa dal Crati: servono interventi per 50 milioni di Euro per mettere in sicurezza i Laghi di Sibari

Una consulenza tecnica dell’ingegnere Mario Maiolo fotografa il vero nodo dopo l’alluvione di febbraio: argini e asta terminale del fiume. Il picco di piena stimato a 662,5 metri cubi al secondo, quas

La sicurezza passa dal Crati: servono interventi per 50 milioni di Euro per mettere in sicurezza i Laghi di Sibari

CASSANO JONIO – Per mettere realmente in sicurezza i Laghi di Sibari non basta intervenire sulla darsena, sugli Stombi o sulle opere interne. La partita decisiva si gioca sul Crati. E, secondo una recente consulenza tecnica, per abbassare concretamente il rischio idraulico dell’area potrebbero servire investimenti pubblici nell’ordine dei 50 milioni di euro.

È la fotografia che emerge dalla Consulenza tecnica d’ufficio redatta dal professor ingegner Mario Maiolo, conclusa il 28 febbraio 2026 nell’ambito di un procedimento arbitrale tra Casa Bianca Group e Associazione Laghi di Sibari. La controversia privata resta sullo sfondo: ciò che interessa è il quadro tecnico ricostruito sulla vulnerabilità idraulica del comprensorio sibarita e sulle opere necessarie per ridurla.

La piena di febbraio ha cambiato la scala del rischio

Il punto di svolta è l’alluvione del 13 febbraio 2026. La relazione tecnica richiama le prime elaborazioni dei ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente dell’Università della Calabria: l’idrometro di Sibari avrebbe raggiunto 5,52 metri, con una portata di picco stimata in 662,5 metri cubi al secondo.

Si tratta, precisa la stessa relazione, di valori ottenuti attraverso estrapolazioni non ancora ufficiali. Ma il confronto è impressionante: la portata massima sarebbe stata quasi doppia rispetto all’alluvione del gennaio 2013.

Quello di febbraio non è inoltre un episodio isolato. E questo lo aveva sottolineato anche nei mesi scorsi il professore Paolo Veltri ingegnere idraulico ed ex docente dell'Unical che, intervenendo ad un incontro con le popolazioni di Thurio colpite dall'esondazione del Crati, aveva sottolineato come le piene del grande fiume della Calabria del nordest non possono essere più considerata un evento straordinario (leggi qui). Tant'è che anche l'ultima perizia dell'ingegnere Maiolo richiama quattro gravi eventi alluvionali nel tratto terminale del Crati dal 2013 a oggi: 2013, 2018, 2021 e 2026.

Il problema vero è l'asta terminale del Crati

È qui che la consulenza individua il nodo strutturale. Il rischio per i Laghi di Sibari deriva in maniera decisiva dalla capacità degli argini del Crati di reggere le grandi piene e contenere il fiume prima che l’acqua possa riversarsi sul comprensorio turistico e nautico.

Dopo l’alluvione del 2013, tra il 2014 e il 2018, furono realizzati interventi per 6,2 milioni di euro destinati al ripristino degli argini e dell’officiosità idraulica. Secondo Maiolo, però, quelle opere non sono state sufficienti a garantire un livello adeguato di protezione.

Oggi è inoltre in corso di appalto, attraverso il Commissario straordinario per il rischio idrogeologico della Regione Calabria, un ulteriore intervento da 7,88 milioni per il completamento della messa in sicurezza degli argini. Anche questo, evidenzia la CTU, interesserà soltanto parte dei tratti entrati in crisi.

Da qui la stima più pesante: per arrivare a una riduzione significativa del rischio R4, il livello più elevato della classificazione, occorrerebbe un programma di opere pubbliche quantificabile complessivamente in circa 50 milioni di euro.

Stombi e porto: opere importanti ma non risolutive

Nel Piano triennale dei lavori pubblici 2026-2028 del Comune di Cassano sono già inseriti 9,68 milioni di euro per modificare l’imboccatura del Canale degli Stombi e 4,6 milioni per la riqualificazione funzionale e urbanistica dell’area portuale e delle zone circostanti.

Sono opere importanti per navigabilità, insabbiamento e protezione della darsena rispetto alle dinamiche marine. Ma la CTU traccia una distinzione fondamentale: proteggere il porto dal mare non significa proteggere l’intero insediamento dalle piene del Crati.

Anche gli interventi locali ipotizzati – rialzo delle banchine, fossi di guardia, pompe e sistemi di regimentazione – possono migliorare la capacità di risposta dell’area, ma non modificano da soli la condizione strutturale.

La vera partita è fuori dai Laghi

Ed è questa la conclusione più importante della perizia. Per anni il dibattito sui Laghi di Sibari si è concentrato soprattutto sull’insabbiamento degli Stombi, sulla navigabilità e sulla manutenzione interna. Tutte questioni reali. Ma dopo il febbraio 2026 emerge con ancora maggiore chiarezza che la sicurezza futura del complesso dipende prima di tutto dal governo del Crati e dei suoi argini terminali.

Il problema, dunque, non è trovare una singola opera risolutiva. È costruire una programmazione pubblica capace di mettere insieme fiume, porto, darsena e territorio. E la cifra indicata dalla CTU – circa 50 milioni di euro – restituisce la dimensione della sfida: la sicurezza dei Laghi di Sibari non è più soltanto una questione locale. È un dossier infrastrutturale e idraulico che Regione e Stato non potranno continuare ad affrontare per interventi separati. Anche se, di fatto, stiamo parlando di un insediamento totalmente privato.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

10/08/2026