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Domenica delle palme: tra lingue, mistagogia, alloro e fiori

Emozioni, riti, cerimonie della "E Diellja e Rromollidhet" (la domenica dei rami) nella comunità italo-albanese della Sibaritide: la simbologia di questo giorno santo ha segnato i destini della storia

Domenica delle palme: tra lingue, mistagogia, alloro e fiori

VACCARIZZO ALBANESE - In italiano “domenica” viene dal latino “(dies) dominica", derivando ovviamente da “Dominus”, sì da venire a significare giorno di Dio. In albanese, invece, “E diel”, trae origine dalla locuzione latina "dies solis" (giorno del sole), locuzione pagana tollerato nel primo periodo del Cristianesimo.

"E Diellja e Rromollidhet" (domenica dei rami) o “Diela e Dhafnëvet" viene chiamata questa ricorrenza rispettivamente nelle comunità italo-albanesi di Sicilia e del Continente. “Diela e Dhafnëvet" viene dall’utilizzo dei rametti d'alloro (dal greco Δάφνη, Dáphnē). In Albania la festa odierna viene detta "E Diela e luleve" (Domenica dei Fiori).

Tutti questi elementi vegetali simboleggiano il trionfo, l'acclamazione e la regalità, e si riferiscono alla gioia con cui fu accolto Gesù a Gerusalemme. Mistagogicamente, per l'entrata di Gesù a Gerusalemme abbiamo alcuni riferimenti tipologici nell'Antico Testamento. Per esempio in 2 Re 9,13, riguardo al trattamento riservato al re Jehu figlio di Giosafat: "presero in fretta i propri vestiti e li stesero sotto di lui sugli stessi gradini", ma soprattutto la profezia di Zaccaria 9,9 citata dagli stessi Vangeli.

Come oggi in presenza di personalità religiose o civili di alto rango si usa stendere in terra un tappetto rosso, qualcosa di simile accadeva in molte località del Vicino Oriente.

L’aoristo del verbo usato nei Vangeli per indicare l'azione di stendere panni al passare di Cristo, "estrõsan", schiude come un fiore alcuni significati interessanti: per esempio, 'stendere' come si stende la paglia per farsi un comodo giaciglio; da qui abbiamo straw, paglia in inglese.

Il latino stratum (in italiano dà strada) nella Arbërishte viene detto "shtrat". Può denotare le lenzuola, come posto comodo dove adagiarsi, come lo fu il tapetto di vestiti e fiori che a Gerusalemme il popolo mise sotto i piedi del Messia. In arbëresh troviamo anche il verbo Shtronj. Di chi è andato ad "aggiustare" il letto della sposa, si dice "Vate i shtroi shtratin nuses." (è andata a stendere il letto alla sposa).

Soltanto l’evangelista Giovanni specifica il tipo di rami, di Palma (in greco, hoinix). Come si inseriscono allora i fiori nel nome di questa Festa in tante lingue?

Getta luce il "Liber de Ceremoniis Aulae Byzantinae", che stabilisce l'insieme minuzioso delle norme cerimoniali dell'Impero Romano d'Oriente. Il testo fu composto dall'imperatore Costantino VII Porfirogenito (905-959) affinché nella meccanica fissa del fasto di corte si riflettesse «il movimento armonioso che il Creatore ha impresso all'Universo».

Da qui veniamo a sapere che l’Imperatore in persona in questa occasione distribuiva secondo l’importanza dei fedeli convenuti, candele, croci e onorificenze; e dava a tutti rami di palme addobbati di fiori profumati. La sontuosa cerimonia di Costantinopoli influenzò anche la Domenica delle palme della Chiesa di Roma che fu chiamata popolarmente Pascha Floridum (Pasqua Infiorata). E’ presumibile che l’origine della esposizione di tapetti di fiori, in molti luoghi d’Italia, al passaggio dell’Eucaristia durante la processione del Corpus Domini derivi dalla Domenica delle palme (domenica dei fiori) con un ricordo di quella sontuosa cerimonia celebrata a Costantinopoli.

La locuzione in questione passa poi nel francese (Pâques fleuries), tedesco (Blumensonntag), nella shqipe (E diela e luleve), nell’antico slavone (Nedĕlia Țvĕtnaia), nel rumeno (Duminica Floriilor), ma anche in spagnolo (Pascua Florida). La penisola americana Florida deve il suo nome al fatto che fu scoperta dagli spagnoli proprio nella Domenica della Palme.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

10/04/2022