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Sui sentieri del Pollino orientale alla scoperta del misterioso Tempio greco di Monte Manfriana

Un altro importante sito dimenticato, ricco di storia, che conserverebbe i resti di un antico luogo di culto greco databile tra la seconda metà del V sec. a.C. e l’inizio del IV sec. a.C.

Sui sentieri del Pollino orientale alla scoperta del misterioso Tempio greco di Monte Manfriana

CIVITA - Proseguiamo il nostro viaggio attraverso i luoghi della Calabria dimenticata. A fare da sfondo, una serie di paesaggi e di storie antiche che meritano di essere raccontate. Storie di notevole rilevanza archeologica che, se conformate, potrebbero aprire nuovi scenari e arricchire il mito di una terra che ha ancora molto da raccontare.

Siamo nel Parco Nazionale del Pollino, precisamente nel settore Sud-Est del massiccio, dove le montagne degli appennini si affacciano sul mar Jonio. Qui si trova il monte che conserva il complesso di resti riconducibili ad un antico tempio greco, si tratta del Monte Manfriana.

Sulla vetta del monte, a quasi duemila metri, si possono notare «enormi pietre intagliate, blocchi lavorati e regolarmente squadrati, che conservano in parte l'anathyrosis (tecnica costruttiva diffusa nell’architettura greca al fine di ottenere giunti perfetti tra i blocchi in pietra). Uno di essi ha sicuramente funzione di architrave: l’impiego di blocchi simili è documentato sul Pollino, a quote minori di Monte Manfriana, nelle fortificazioni realizzate probabilmente durante l’età ellenistica intorno al IV secolo a.C.».

\tLe pietre che avrebbero potuto far parte di un Tempio Greco

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Le teorie che cercano di spiegare la presenza e la realizzazione di questi manufatti sarebbero due: la volontà di realizzare un luogo sacro, scelto dalle popolazioni locali come nuova “Dimora degli Dei”, tramite l’edificazione di un tempio dedicato ad Apollo (divinità da cui sembrerebbe trarre origine il nome “Pollino”, data anche la somiglianza geo-morfologica del Monte Manfriana con il Monte Olimpo), oppure l'esigenza di costruire uno punto strategico di avvistamento e controllo sulle antiche strade di comunicazione che collegavano i territori calabri e lucani.

\tDettaglio di una pietra che avrebbe potuto far parte di un Tempio Greco

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Entrambe le teorie appaiono condivisibili e allo stesso tempo valide. Accanto a questi blocchi rocciosi – sottolineano gli studiosi - è stata rinvenuta, tra i numerosi reperti in terracotta, anche una moneta magnogreca del V secolo a.C. il cui conio mostra sul diritto un toro con la testa umana barbuta e sul rovescio la dea Athena dai capelli intrecciati con un nastro e ornati da un grappolo d'uva pendente sul collo, per simboleggiare il prodotto più importante della città/territorio a lei consacrato.

Secondo le usanze e credenze del tempo, infatti, l'effige della dea decorata con la figura di un prodotto serviva ad assicurarne la continuità del raccolto e quello delle offerte a lei dovute. Il questo caso, il toro simboleggiava l'Italia della Magna Grecia jonica e Athena con l'uva quella dell'Enotria tirrenica.

Tali ritrovamenti sono avvenuti, qualche anno fa, ad opera Giorgio Braschi, naturalista e profondo conoscitore del Parco del Pollino, la cui scoperta ha subito attirato l’interesse del gruppo archeologico del Pollino diretto da Claudio Zicari.

Le ricerche condotte in questo luogo hanno raggiunto alcuni importanti risultati: sembra che i massi siano appunto da ricondurre a tipologie di costruzione tipiche del mondo greco ma a “scolpirli” sarebbero state popolazioni italiote (probabilmente i lucani) tramite l’utilizzo di pietre calcaree locali, secondo la sopra citata tecnica lavorativa dell’anatirosi appresa dai colonizzatori greci. Una prima ipotesi di datazione potrebbe collocare il sito tra la seconda metà del V sec. a.C. e l’inizio del IV sec. a.C.

Un altro luogo suggestivo e ricco di storia, dunque, che si inserisce nel più ampio contesto magnogreco calabrese. Anche in questo caso, ci auguriamo che gli studi e le ricerche proseguano cosicché ci si possa pronunciare con maggiore precisione e chiarezza. La speranza è quella di ridare impulso e nuova linfa al racconto di questa terra, scoprendo e promuovendo il volto di una Calabria inedita.

\tLa spedizione di escursionisti su Monte Manfriana

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Eco dello Jonio

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Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

15/01/2024