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Sibari, la Grande Assente della storia

Bruno e Pasqua: «È necessario cambiare direzione per scoprire e finalmente (ri)conoscere l’ultravalore storico di Sybaris» \n

Sibari, la Grande Assente della storia

CASSANO - “Sibari la grande”. Così la definiva Giorgio Bocca nel volume L’inferno. Profondo Sud, male oscuro. E grande lo fu davvero la colonia greca sorta in un’area – costiera o paracostiera, lo sapremo mai? – dell’attuale nord-est della Calabria.

Estesa su circa cinquecento ettari, cinta da nove chilometri di robuste mura e abitata, secondo le fonti antiche, da oltre trecentomila persone, Sybaris rappresentò una delle più potenti realtà economiche e culturali del Mediterraneo. Eppure, come osservano Ettore Bruno e Alessandra Pasqua, «più di qualsiasi altra città della storia, Sibari è rimasta imprigionata in una narrazione riduttiva», diventando nell’immaginario collettivo il simbolo di edonismo, lusso e mollezza, piuttosto che di modernità, progresso e innovazione.

Una fama tanto negativa quanto immeritata che ha finito per oscurare la vera essenza della polis greca, abitata da uomini e donne capaci di erigere templi imponenti e palazzi sontuosi, di forgiare statue, coltivare campi e produrre un vino “nobilissimo” – così lo definì Strabone – oltre a un olio pregiato e ricercato. «Sybaris fu una vera superpotenza economica ante litteram», sottolineano Bruno e Pasqua, «con un sistema produttivo e commerciale che non ha eguali nel mondo antico».

E tuttavia, resta aperta una domanda cruciale: la grande città sorta in riva al Crati ha lasciato ai posteri segni tangibili della propria civiltà? Dei cinquecento ettari su cui si estendeva la città e delle imponenti opere urbanistiche realizzate, poco o nulla è emerso. Le aspettative di studiosi e viaggiatori del passato, come Norman Douglas, che sperava di vivere abbastanza a lungo per ammirare le meraviglie sepolte sotto la Piana di Sibari, sono rimaste in larga parte deluse. «Sembra quasi», osservano gli autori, «che su Sibari continui a gravare una sorta di damnatio memoriae, una maledizione senza fine».

Il paradosso appare evidente se confrontato con l’oggi: mentre può capitare – come riportato dai media – che gli agrumi della Sibaritide marciscano sugli alberi o sulla terra rossa della Piana, nell’antichità l’export e il PIL di Sybaris erano quelli di una potenza economica senza rivali. «Un sogno perduto», lo definiscono Bruno e Pasqua, «che attende ancora di essere riportato alla luce».

In una prospettiva più ampia, è innegabile come i siti archeologici suscitino un interesse crescente nel turismo culturale e come la divulgazione del patrimonio storico incontri oggi un’attenzione sempre maggiore. «Un ruolo decisivo», spiegano, «è svolto dalle iniziative dal basso, dallo scambio e dal confronto tra persone con percorsi culturali diversi». Associazioni, volontari, pagine tematiche e comunità attive anche sui social contribuiscono a diffondere curiosità verso beni storici noti e verso architetture dimenticate o abbandonate, spesso non fruibili.

La storia di Sybaris, da par suo, «è troppo grande – anzi, grandiosa – per non occupare un posto centrale negli studi sulla Magna Grecia». Le sue vicende e la sua fine drammatica sono troppo rilevanti per correre il rischio che la città resti la “grande assente della storia”. Da qui l’invito a un cambio di direzione: «È tempo di lasciare alle spalle il mito dell’edonismo sibarita e di aprirsi al dialogo», affermano Bruno e Pasqua, «valorizzando intuizioni e approfondimenti da qualunque parte arrivino, purché fondati su solide fonti storiche e letterarie».

In un’area fragile di una regione fragile, la Sibaritide possiede un patrimonio culturale di valore inestimabile, destinato a costituire il substrato di uno sviluppo realmente sostenibile. «La cultura», concludono, «deve essere il frutto di un’azione corale e partecipata». Il contraddittorio, spesso, è più fecondo di una convegnistica autoreferenziale; la democratizzazione del sapere rappresenta l’unica via per evitare monopoli culturali, improbabili pensieri unici e tentativi di soffocare il dissenso.

Solo così Sibari potrà essere finalmente restituita alla storia non come mito deformato, ma come grande civiltà da (ri)conoscere.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

28/01/2026