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Sotto la terra di Sybaris: il silenzio che seppellisce la storia

Dalla valorizzazione dell'antica città alla mancata messa in sicurezza del Parco archeologico: «Servono scavi. Sybaris aspetta ancora di essere scoperta»

Sotto la terra di Sybaris: il silenzio che seppellisce la storia

SIBARI - Se la magnificenza culturale e i primati, soprattutto giuridici, della Sibaritide greco coloniale da troppo tempo reclamano diffusione e divulgazione, nel frattempo si aspetta la trasformazione dell'acqua in vino e/o la moltiplicazione del vino. E mentre i miracoli tardano ad arrivare e si allestiscono passerelle con microfoni pronti ad amplificare annunci e proclami, si aspetta che di una città sontuosa, estesa su 500 ettari e cinta da 9 km di mura, venga alla luce un pur breve tratto delle possenti mura, sia dissotterrata la testa o un braccio di qualcuna delle alte statue che svettavano imponenti verso il cielo, si possa ammirare la colonna di un tempio o un pezzo di uno dei palazzi disseminati sopra un territorio sconfinato. Così, si continuano a deludere le aspettative di Normann Douglas, che molto tempo fa coltivava per sé e per l'umanità la speranza di vivere abbastanza a lungo da vedere che cosa verrà alla luce di Sybaris. E se delle preziose reliquie – continua Bruno – e degli ori della ricchissima e lussuosa città si intravvede poco o nulla, mentre altrove si scava c'è chi è pronto e felice di brindare alla fortuna di certe regioni ricche. (Ettore Bruno)

A pochi mesi dall'ultima alluvione che ha interessato la Sibaritide e trascorsi ormai quattro anni dalla presentazione del Masterplan per salvare il Parco Archeologico dalle acque in un progetto che si snoda in due fasi, abbassare le acque di falda e poi isolare l'area archeologica rendendola pressoché impenetrabile alle infiltrazioni sotterranee, è importante chiedersi cosa (non) è stato fatto e perché. Un progetto, elogiato pubblicamente senza alcuna riserva anche da certa Direzione, che con i suoi canali drenanti avrebbe mitigato le alluvioni oramai troppo frequenti del Crati, attraverso la loro duplice funzione di collettori e di laminazione delle esondazioni. Un progetto approvato da luminari dell'ingegneria idraulica e che si basa sull'antica, ma ancora innovativa, tecnica idraulica in uso presso i Romani, che avrebbe permesso di mettere in sicurezza il Parco Archeologico, alleviando i costi energetici per le pompe idrovore, in funzione h. 24 da decenni. Quattro anni dopo è dunque legittimo domandarsi – conclude Domanico – come mai non abbia ancora visto la luce un progetto che potrebbe mitigare le esondazioni del Crati e che avrebbe donato 2,5 milioni di metri cubi di acqua all'anno agli agricoltori di Lattughelle? Forse perché gli scavi dei canali drenanti profondi oltre sei metri, adiacenti al perimetro del Parco del Cavallo, sarebbero potuti diventare, di fatto, degli scavi archeologici che avrebbero riportato alla luce beni inestimabili? Oppure, forse, il nulla? (Nilo Domanico)

di Ettore Bruno e Nilo Domanico

Eco dello Jonio

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Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

23/07/2026