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Il Corsivo

La paura del futuro e la speranza cristiana

Un viaggio nel presente attraverso due opere del passato: "il cavaliere, la morte e il diavolo" di Dürer e le "Horae Serenae" di Poynter. Una certezza hanno gli uomini: Dio non abbandona mai il suo po

La paura del futuro e la speranza cristiana

Nel dolce tempo dell'autunno, nei nostri borghi ma non solo in essi, le massaie fanno le conserve alimentari. Aristotele stesso si interessò alla cosa; suggeri infatti che per conservare la mela bastava avvolgerla nella morbida argilla del vasaio lasciandovela fino al momento del consumo.

Gli atti più semplici, come appunto quello di fare le conserve, possono racchiudere in sé i più profondi significati. Conservare il cibo per il futuro vuol dire sperare e quasi essere certi che un futuro ci sarà.

Non poca cosa, in un tempo che, come il nostro, ci affanna e angoscia con una guerra nel cuore dell'Europa, con la crisi energetica, con gli intensi cambiamenti climatici, che dolorosamente si aggiungono ai problemi di sempre.

\tIl cavaliere, la morte e il diavolo

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Come successe a Nietzsche, mi ha catturato, per la sua cupezza, l'incisione del Dürer "Il cavaliere, la morte e il diavolo", del 1513. Quando scrive "La nascita della tragedia", Nietzsche ha 28 anni ed è innamorato della filosofia di Schopenhauer. In un passaggio, paragona il pensatore pessimista al cavaliere che marcia senza batter ciglio attraverso un paesaggio desolato incorniciato dalla morte e dal diavolo. Schopenhauer, dice Nietzsche, è “il cavaliere che, inflessibile ai suoi orribili compagni di viaggio e tuttavia disperato, ha la forza di seguire […] la sua via infernale. Un tale cavaliere düreriano era Schopenhauer: gli mancava ogni speranza, ma voleva la verità. Non c'è nessun altro come lui".

L’incisione del Durer è stata però interpretata anche in un altro modo. Secondo una lettura cristiana, il cavaliere rappresenta il crociato che procede sicuro e forte; ogni cristiano del nostro tempo, però, può riconoscersi in lui. La sua meta è Gerusalemme, rappresentata dalla fortificazione lontana. Dio è con lui, quindi egli non si cura della morte che indica con la clessidra il tempo che fugge. Il cavaliere non teme nemmeno il diavolo che lo incalza come recita il versetto del Salmo 22, 4: "Anche se camminerò per la valle dell'ombra della morte, non temerò alcun male".

Grazie al coraggio che trae sostanza dalla fede nella propria verità, il cavaliere di Dürer può andare avanti, senza paura dei suoi terribili compagni: il male del mondo e la propria morte.

Ma se la morte è la misura ultima delle nostre vite, allora è anche l'impulso a fare qualcosa di onorevole con le nostre vite stesse. Essa è, che lo sappiamo o no, il motore delle nostre azioni.

Il cavaliere dell'incisione si rifà all’idea del "Miles Christianus" di Erasmo da Rotterdam, la cui armatura rappresenta la fede e la "pietas" e il cui incedere ricorda l’equilibrio, l’armonia, lo zelo e la giustizia.

L'uomo combatte varie forme di lotta. Una di esse, superficiale e un po' ridicola ma assai diffusa e intensa, è costituita dalla smania delle persone per bene di distinguersi dagli altri.

Tra le strategie, la più ovvia consta nell’esibire il proprio status materiale. Nel corso della storia, vari sono stati i mezzi per comunicare il loro star più in alto dalla massa.

Un chiaro esempio è offerto dal possesso di un'auto sportiva costosa e perciò alla portata solo di pochi.

La stessa smania di primeggiare e distinguersi può esercitarsi a livello culturale con la fruizione di libri, musiche, film, cibi bizzarri, esotici, difficili a trovarsi.

L'élite che gusta solo ciò che è raro e lontano deride molto spesso il gusto delle persone più semplici.

Un pavone con la coda aperta sarebbe assolutamente ridicolo se non fosse adornato d'un piumaggio sorprendentemente bello.

Allo stesso modo, alcune convinzioni suonerebbero sciocche e controintuitive se non fossero giostrate da una persona intelligente. Tentare di varcare le frontiere, reali o metaforiche è proprio dell'uomo; varcarle per sete di dominio o per snobismo può produrre tristissimi contraccolpi. La realtà è complessa, e queste mie note sono forse troppo semplificative.

Non è però un caso se ho parlato di frontiere. Nel campo del lavoro, la loro apertura selvaggia può, per esempio, apportare mano d'opera a buon mercato, a tutto profitto delle élite e a danno del povero che deve così patire una nuova e aspra concorrenza.

Sperando di non aver semplificato all'eccesso, mi verrebbe da auspicare, in questi tempi di crisi, un catechismo di sopravvivenza sociale.

Ma quello che più mi preme in qualità di sacerdote è il fatto che una visione affrettatamente cosmopolita può farsi promotrice di agnosticismo.

Da prete "bizantino", mi vengono in mente le figure dei grandi padri spirituali. Non erano tutti coltissimi ma piuttosto persone relativamente comuni, che conoscevano però la vita del mondo, con le sue sfide e asperità. Dopo essere entrati nel monachesimo, hanno cercato sinceramente di immedesimarsi in quel loro ruolo, con ingenuo ardore, non solo seguendo la dottrina della via stretta, ma soprattutto cercando di testimoniare il Cristo. Il loro cammino verso la santità non è passato per diplomi, retorica o strategie di propaganda, ma attraverso una via mistica non esente da sofferenze e combattimenti che li conduceva nell'universo della piena e fraterna comprensione dell'altro.

La linea dell'alto ministero petrino di Papa Francesco segue in qualche modo quel tracciato semplice e limpido.

Insieme a quei santi bizantini, tanti uomini e donne del nostro tempo, ricchi o poveri che siano, dentro e fuori della Chiesa, combattendo contro il diavolo delle nostre paure e delle nostre delusioni, assomigliano al cavaliere dell'incisione di Dürer.

Rinfranchiamoci adesso lo sguardo e lo spirito con un'altra immagine. Le Ore (Ωραι) nella mitologia greca erano le figlie di Zeus e Themis e personificavano il passare del tempo. Nel dipinto di Edward Poynter intitolato "Horae Serenae" (è questa l'immagine cui alludevo), le Ore danzano leggiadre con grazia e gioia, ritmando il passare de tempo. È una danza speranzosa, che profuma di futuro proprio come i barattoli delle conserve alimentari che le massaie preparano in questi giorni.

\tHorae Serenae

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Ma avere speranza, per un cristiano, equivale ad avere fede in Dio. Fede e speranza sono pertanto strettamente unite. La preghiera costante e profonda fa crescere la fede della comunità cristiana, nella certezza sempre rinnovata che Dio mai abbandona il suo popolo.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

29/10/2022