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Il Corsivo

Civitavecchia è diventato un porto polivalente perché si è saputo fare squadra e sinergia

Il porto di Roma quest'anno sfonda quasi i 3 milioni di crocieristi e continua ad essere allo stesso tempo uno scalo di servizio per l'industria. A due passi sorge una grande centrale termoelettrica e

Civitavecchia è diventato un porto polivalente perché si è saputo fare squadra e sinergia

Lo chiamano il miracolo Civitavecchia. Riportando la questione ad una dimensione terrena parlerei “semplicemente” di una visione condivisa di sviluppo e della volontà da parte di tutti i soggetti coinvolti di fare squadra e lavorare in sinergia. Nato come scalo asservito alle esigenze del grande Impero, Civitavecchia ha saputo ritagliarsi nei secoli un’identità sempre più propria senza mai cadere nei particolarismi e arrivando ad essere il nodo centrale in quello che oggi è il network dei porti laziali che comprende anche Fiumicino e Gaeta. Sfonda quota tre milioni di crocieristi l’anno guadagnandosi il primo posto in Italia come porto per il crocierismo e la 5 posizione del ranking mondiale. Pur trovandosi in un punto strategico rispetto al Mare Nostrum e a pochi chilometri dalla Capitale, per il porto fondato da Traiano nel 108 dC la fortuna non è caduta dal cielo ma è stata frutto di una programmazione lungimirante e dettagliata che ad oggi fa parlare, quando si tratta di progettazione e implementazione di porti, di modello Civitavecchia.

Cinque Ministeri, Regione Lazio, il Comune della città stessa ma anche quelli limitrofi così come pure la Banca Europea per gli Investimenti hanno lavorato, creduto e impiegato risorse affinché Civitavecchia potesse trasformarsi in quello che è oggi: un porto multifunzionale diviso in due macro aree di cui una, dove sorgeva l’antico scalo nella parte sud, destinata al turismo e al diportismo, e l’altra a nord votata ai traffici commerciali, alla pesca e al cabotaggio. Il messaggio è evidente: insieme è meglio. La presenza dei pescatori non esclude certo quella dei turisti, così come il flusso delle merci non ostacola il traffico marittimo costiero. Per non parlare del fatto che il porto di Roma si trova al centro del più grande polo energetico dell’Alto Lazio che ospita nel suo comprensorio le centrali termoelettriche di Torrevaldaliga Nord di proprietà dell’Enel e Torrevaldaliga Sud di Tirreno Power.

Una, nessuna e centomila. Sono davvero tante le anime e gli intenti che convivono nel porto di Civitavecchia che, proprio in virtù della presenza di tante attività così diverse tra loro ma con un unico comun denominatore quale quello dello sviluppo, non ha mai smesso di credere nelle sue potenzialità e soprattutto ha vinto resistenze e convinto le cittadine circostanti che uno scalo così diversificato e fiorente avrebbe portato benessere all’intero territorio. Ed ecco che insieme al porto crescono anche le infrastrutture: strade, autostrade e in fase di lavori l’ultimo miglio ferroviario che, immaginate bene, quale ulteriore impulso possa dare ai flussi di passeggeri ma anche a quello delle merci.

Sono stati circa 905 i milioni di euro spesi negli anni per rendere il porto del Centro Italia il secondo d’Europa. E, continuando di questo passo, nessuno esclude che possa salire sul gradino più alto del podio.

Trentasei banchine operative, gru di ultima generazione e profondità dei pescaggi fino a 20 metri hanno fatto di Civitavecchia la capitale mondiale delle crociere. Un’autostrada per il mare ma anche una via spianata per l’economia. L’indotto generato da un porto in continua crescita garantisce speranza per i giovani e produce costanti posti di lavoro.

Ma l’hub non si culla sugli allori e mettendo tra le priorità la tutela ambientale strizza l’occhio all’economia green: nel futuro c’è l’elettrificazione delle banchine. Una realtà in divenire capace di intercettare fondi europei e non solo e con l’obiettivo di potenziare i propri servizi e di accrescere il flusso dei passeggeri e delle merci. Senza dubbio un faro, un modello da tenere a mente.

Alla stregua di un aeroporto, anzi forse ancor di più, la presenza di un porto ben strutturato e dall’economia attiva può senza dubbio cambiare le sorti del territorio su cui si affaccia. Le ultime vicende di cronaca parlano di grandi aziende intenzionate ad investire sul porto di Corigliano così come raccontano la possibilità di istituire un parco eolico. Ma a qualsiasi proposta si assiste inevitabilmente a una levata di scudi da parte di rappresentanze contrarie a qualunque tipo di investimento o di destinazione d’uso.

Civitavecchia insegna che per ottenere risultati bisogna navigare tutti verso un’unica rotta: associazioni, rappresentanze civili, Istituzioni e pescatori. La difesa dei piccoli orticelli e la miopia volta a conservare a tutti i costi lo status quo (e per cosa poi?) non fanno altro che tarpare le ali ad un territorio che per salpare verso orizzonti più floridi e ricchi di opportunità ha bisogno essenzialmente di un solo carburante: la volontà.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

28/10/2023