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Il Corsivo

Il Crati non esonda: presenta il conto della vergogna

Non è stata una fatalità ma un copione ripetuto: anni di allarmi ignorati, lavori mai partiti e territorio esposto. Ora la Sibaritide conta i danni e resta da rispondere ad una domanda di cui si ha gi

Il Crati non esonda: presenta il conto della vergogna

C’è una frase che in questi anni abbiamo scritto troppe volte: “era annunciato”. E ogni volta, puntualmente, qualcuno ha risposto: “era imprevedibile”. Non è vero.

Non lo era nel 2015, non lo era nel 2018, non lo era nel 2019, non lo era nel 2021. E non lo era nemmeno stavolta. Perché il Crati non sorprende mai. Il Crati avvisa e quando arriva presenta il conto. E quello questa volta è stato salatissimo. Perché, se da un lato - per fortuna - la piena non si è "concentrata" solo sugli argini malati, dall'altro la diffusa inondazione ha creato danni enormi. Un dato su tutti per avere idea della catastrofe: il delta del Crati, in condizioni normali, è ampio poco meno di 2 km; l'ondata di piena di stanotte, invece, ha ampliato questo delta fino ad un'ampiezza di circa 6 km. È per questo che si sono praticamente inabissati i Laghi di Sibari, a nord, e a Sud l'acqua è arriva fino a Ricota Grande, a ridosso del Porto di Corigliano-Rossano.

E tutto questo, purtroppo, non è una novità. Il Crati avvisa. Sempe. Avvisa quando gli argini cedono un poco alla volta. Avvisa quando i cantieri vengono consegnati ma non partono. Avvisa quando si stanziano milioni che restano numeri su una determina. Avvisa quando i sindaci scrivono, chiedono, diffidano e nessuno interviene. Avvisa quando gli agricoltori indicano il punto preciso dove l’acqua romperà e invece di ascoltarli, gli uffici li perculano.

Poi arriva la piena. E improvvisamente diventa “emergenza”.

La piena è la conseguenza, non la causa. La causa è una filiera decisionale che si interrompe sempre un passo prima della soluzione. La causa è anche l'agrumicoltura selvaggia che nei decenni ha "occupato" argini e letto del fiume per realizzare giardini e fare business con e nel fiume. E tutto questo difronte ad una politica sorda, cieca e muta.

I titoli di questi anni li conosciamo a memoria. Allerta. Paura. Lavori consegnati. Interventi annunciati. Argini fragili.

E poi di nuovo allagamenti.

Ecco perché qui il punto non è più solo tecnico, non è solo politico, non è più nemmeno economico. Qui continua ad esserci un limite culturale. Perché la prevenzione non produce consenso, mentre l’emergenza produce presenza. In queste ore, sui luoghi della disgrazia, ci sono tutti.

Ora si conteranno i danni: bestiame morto, raccolti perduti, aziende ferme, famiglie fuori casa. Arriveranno ristori (forse), sopralluoghi, tavoli tecnici, promesse di accelerazioni.

Però una domanda ce la dobbiamo porre per forza: chi paga per ciò che si poteva evitare? E non per giustizialismo ma solo per civiltà.

Perché la vera tragedia non è che un fiume esondi — i fiumi lo fanno da millenni — ma che una comunità sappia esattamente dove accadrà, lo scriva per anni e nessuno cambi il finale.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

14/02/2026