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Castrovillari al voto: la psicoanalisi dei tre candidati (anzi 4) dopo il primo confronto TV

Bello parla da sindaco ma viene trattato da erede. Donadio ha capito più di tutti l’umore della città. Salerno, il candidato che vuole incendiare il centrodestra. E la De Gaio? Assente non giustificat

Castrovillari al voto: la psicoanalisi dei tre candidati (anzi 4) dopo il primo confronto TV

CASTROVILLARI – Più che un confronto amministrativo, il primo faccia a faccia pubblico tra i candidati a sindaco di Castrovillari è sembrato un test psicologico collettivo. Tre uomini, tre linguaggi, tre approcci completamente diversi alla città. Ed un’assenza – quella di Anna De Gaio – che ha finito per pesare quasi quanto le presenze.

Nel talk dell’Eco in Diretta condotto dal direttore dell’Eco dello Jonio Marco Lefosse (rivedi qui la puntata), il dato politico più interessante non è stato tanto cosa hanno detto i candidati, ma come lo hanno detto. Perché il confronto ha già scolpito le prime percezioni pubbliche.

Bello, il candidato che parla da sindaco ma viene trattato da erede

Ernesto Bello entra nel confronto con un problema enorme: convincere la città che lui non sia semplicemente il prolungamento dell’era Lo Polito. In realtà non si prende il fardello dell’eredità ma nemmeno la ripudia. Diciamo che per la successione si è presa la facoltà del beneficio d’inventario. E infatti tutta la serata gira lì attorno.

Donadio lo inchioda sulla continuità amministrativa. Salerno lo trasforma quasi nel simbolo dei “quattordici anni di malgoverno”. Lui reagisce da assessore giovane ma esperto più che da candidato rivoluzionario: numeri, bandi, PNRR, coperture finanziarie, organismi, strumenti urbanistici, turismo sostenibile, mobilità dolce.

È il più preparato tecnicamente. Anche il più istituzionale. Ma proprio qui nasce il nodo politico: Bello rassicura oppure anestetizza? Per tutta la puntata prova a spostare il piano dello scontro dalla rabbia alla credibilità amministrativa. È l’unico che parla quasi sempre da uomo di governo. Non promette strappi. Promette gestione. E infatti quando viene colpito, tende a rifugiarsi nella competenza.

Il rischio? Che in una città che sembra avere voglia di rottura, la competenza venga percepita come manutenzione dell’esistente. Però attenzione: Bello non esce male. Anzi. Perché regge bene gli attacchi, non perde il controllo, evita la bagarre e soprattutto mostra un dato politico chiaro: il centrosinistra, pur logorato, un impianto amministrativo ancora ce l’ha.

Donadio, il candidato che ha capito più di tutti l’umore della città. E di questi tempi…

Luca Donadio non è il più tecnico. Non è il più strutturato. Ma probabilmente è quello che ha letto meglio la pancia di Castrovillari. La sua forza comunicativa sta tutta lì: ripete ossessivamente pochi concetti, ma tutti perfettamente riconoscibili. “Città stanca”, “economia down”, “partiti che pensano ai partiti”, “Castrovillari in declino”.

È il candidato che parla meno ai palazzi e più al malcontento diffuso. La sua strategia è chiarissima: trasformare le elezioni in un referendum sui 15 anni di governo cittadino. Tutto il resto viene dopo. Anche quando parla di giovani, sanità o ambiente, il bersaglio resta sempre lo stesso: il sistema politico che ha amministrato la città.

Donadio non vuole sembrare il migliore. Vuole sembrare il più libero. Ed è qui che diventa iper competitivo. Perché rispetto agli altri due appare il più “connesso” con il sentimento popolare di disillusione. Anche quando è meno preciso, arriva più diretto.

Il problema? A tratti sembra più bravo ad accusare che a costruire. La sua campagna vive moltissimo sulla diagnosi del declino. Molto meno sulla dimostrazione concreta di come invertire davvero la rotta. Anche se, in fondo, al netto del populismo ha alle sue spalle un bagaglio di esperienza professionale, da avvocato navigato (Bello, anche lui avvocato, si è formato alla sua scuola), e di conoscenza sociale profonda della città. Nel senso che, se venisse eletto, non starebbe lì come uno sprovveduto. Nel frattempo, pero, il messaggio politico che arriva forte è questo: Donadio si candida a diventare il contenitore elettorale di tutti quelli che vogliono “mandare a casa” il sistema cittadino.

Salerno, il candidato che vuole incendiare il centrodestra. Come Nerone

Poi c’è Eugenio “Nerone” Salerno. E qui il discorso cambia completamente. Salerno non ha fatto il candidato amministratore. Ha fatto il candidato identitario. Quasi tribuno. Perché più che parlare alla città, ha parlato all’elettore deluso del centrodestra. E infatti metà del suo intervento è stata una lunga requisitoria contro la nascita della candidatura De Gaio.

Il sottotesto è stato chiarissimo dall’inizio alla fine: “la vera destra sono io”. O meglio, senza di me la destra perde. È questo il leit motiv del candidato ex coordinatore della Lega e oggi portabandiera del generale Vannacci (che forse a breve verrà in città a consacrare il Nerone del Pollino che vuole dare fuoco al centrodestra cittadino!).

Non è un caso che abbia insistito continuamente su parole come libertà e coraggio. Quasi una comunicazione ossessiva, molto emotiva, ovviamente muscolare, costruita più sulla personalità che sul programma.

Ma proprio qui emerge il limite del candidato di Futuro Castrovillari: spesso cambia tema improvvisamente, deraglia sul bilancio mentre si parla di giovani, apre fronti polemici laterali, torna continuamente sui retroscena del centrodestra. Insomma, sembra più impegnato a regolare conti politici che a costruire una proposta organica di governo.

Eppure attenzione a sottovalutarlo. Perché Salerno potrebbe diventare il detonatore della campagna. Soprattutto se riuscirà a drenare voti identitari e di protesta dentro l’area conservatrice. Potrebbe essere davvero il colpo mortale per la De Gaio. Del resto è quello che vuole…

L’assenza di De Gaio pesa più di quanto sembri

E poi c’è il "convitato di pietra": Anna De Gaio. La scelta di non partecipare al primo grande confronto pubblico produce un effetto immediato: lascia agli altri il diritto di raccontarla. E infatti per quasi tutta la serata il centrodestra ufficiale è apparso sulla difensiva senza essere presente. Salerno ne ha approfittato apertamente. Donadio indirettamente. Bello molto meno.

In una campagna così corta, saltare il primo confronto mediatico forte rischia di diventare un problema soprattutto percettivo. Perché mentre gli altri iniziano a definirsi davanti alla città, De Gaio resta ancora una candidatura da interpretare. E nelle campagne elettorali, il vuoto comunicativo viene sempre riempito da qualcun altro. Perché se è vero che Anna De Gaio ha declinato garbatamente l’invito, adducendo la motivazione che aveva già poco tempo per la campagna elettorale, viene da chiedersi se gli altri competitor di tempo ne avessero di più o se, probabilmente, la loro candidatura è arrivata in modo più strutturato rispetto alla sua! Ai posteri castrovillaresi l’ardua sentenza.

E comunque - per inciso - chi fugge dal confronto non ha mai ragione!

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

30/04/2026