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Calabria, Mazza: «Senza strade lo spopolamento diventa una condanna»

Il Comitato Magna Graecia denuncia l’abbandono dei collegamenti trasversali e avverte: la perdita di abitanti riduce il bacino d’utenza e rischia di rendere sempre più difficile finanziare nuove infra

Calabria, Mazza: «Senza strade lo spopolamento diventa una condanna»

CORIGLIANO-ROSSANO - La carenza di infrastrutture alimenta lo spopolamento, mentre la diminuzione degli abitanti rende più difficile giustificare economicamente la costruzione di nuove opere. È il «trabocchetto demografico» denunciato da Domenico Mazza, componente del Comitato Magna Graecia, in un intervento dedicato all’isolamento della Calabria e, in particolare, delle sue aree interne.

Secondo Mazza, dietro i documenti di programmazione e i tavoli tecnici rimane la realtà quotidiana di cittadini e imprese costretti a confrontarsi con strade inadeguate, collegamenti incompleti e tempi di percorrenza incompatibili con lo sviluppo economico.

«L’isolamento geografico ed economico non è una fatalità della storia – sostiene – ma il risultato di decenni di disattenzione e di una visione politica incapace di cogliere l’urgenza del presente».

L’analisi parte dalla Statale 106, inserita nelle reti europee dei trasporti ma ancora caratterizzata, in diversi tratti, da standard ritenuti insufficienti sotto il profilo della sicurezza e della scorrevolezza. Per Mazza, tuttavia, il problema non riguarda soltanto la grande direttrice costiera.

La debolezza principale sarebbe rappresentata dall’assenza di collegamenti trasversali capaci di unire la costa ionica, l’entroterra e gli altri principali assi di comunicazione. Tra le opere richiamate figurano la Sibari-Sila, la Sila-Mare e il prolungamento della Fondovalle del Ferro verso la Sinnica.

Progetti che, secondo l’autore, sarebbero stati progressivamente ridimensionati fino a perdere la funzione originaria. Strade concepite per collegare comprensori e reti sovraregionali sarebbero state trasformate in percorsi prevalentemente locali, incapaci di generare i flussi necessari a sostenere sviluppo, turismo e investimenti.

Un esempio è la Sila-Mare, pensata per collegare la Statale 107 alla 106 ma realizzata soltanto nel tratto tra Longobucco e Mirto. Resterebbero ancora circa trenta chilometri per raggiungere l’innesto verso l’altopiano silano e completare la funzione trasversale dell’opera.

Mazza richiama anche la lunga interruzione provocata dal crollo del viadotto Ortiano, avvenuto nel maggio 2023, e confronta i tempi della sua ricostruzione con quelli impiegati a Genova per il nuovo ponte sul Polcevera. Un paragone dal forte valore politico, pur riguardando opere, procedure e contesti tecnici profondamente differenti.

«Ogni tracciato è stato piegato a raggiungere il comune più vicino, non il nodo intermodale più utile – osserva –. In questo modo è stato svilito il concetto stesso di infrastruttura funzionale».

Alla debolezza della rete viaria si aggiunge il calo demografico. La fuga dei giovani e la diminuzione della popolazione, avverte Mazza, non producono soltanto conseguenze sociali: riducono anche il potenziale bacino d’utenza considerato nelle analisi costi-benefici delle grandi opere.

La popolazione residente rappresenta infatti uno degli elementi utilizzati per stimare domanda, flussi e sostenibilità degli investimenti, ma non è l’unico criterio per l’assegnazione dei finanziamenti europei. Pesano anche la funzione strategica dell’opera, la coesione territoriale, la sicurezza, l’accessibilità e la capacità di collegare territori svantaggiati.

Il rischio indicato da Mazza resta quello di un circolo vizioso: l’assenza di infrastrutture spinge gli abitanti ad andare via, mentre lo spopolamento indebolisce ulteriormente la domanda di servizi e la sostenibilità economica di nuovi investimenti.

Le conseguenze non rimarrebbero confinate ai centri montani. Lo svuotamento dell’entroterra ridurrebbe progressivamente anche il bacino di riferimento di scuole, ospedali, attività commerciali e servizi presenti lungo la costa.

Per uscire da questa spirale, Mazza chiede di considerare la mobilità non come una concessione destinata ai territori periferici, ma come una condizione di uguaglianza tra cittadini. La modernizzazione dei trasporti dovrebbe quindi diventare parte integrante di una strategia contro il depopolamento.

«Non investire nelle infrastrutture è una scelta: è la scelta dell’abbandono», conclude. Senza un cambio di direzione, la Calabria rischierebbe di trasformarsi in «una splendida cartolina del passato», ricca di bellezze naturali ma sempre più difficile da abitare.

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

28/08/2026