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Calabria al bivio demografico, Mazza (CMG): «Necessaria una svolta sistemica»

Oltre 80mila giovani emigrati in poco più di un decennio, città meno attrattive e aree interne in crisi. Senza una strategia strutturale, il rischio è una marginalità permanente e la perdita di svilup

Calabria al bivio demografico, Mazza (CMG): «Necessaria una svolta sistemica»

CORIGLIANO-ROSSANO - La Calabria si trova oggi davanti a un passaggio cruciale della propria storia recente. Il fenomeno dello spopolamento e del declino demografico non rappresenta più una semplice fase di difficoltà, ma una vera e propria trasformazione strutturale che mette in discussione le basi dello sviluppo regionale. È quanto emerge dall’intervento di Domenco Mazza, presidente del Comitato Magna Graecia, che traccia un quadro sociale nel quale il declino demografico è ormai un fenomeno consolidato e non reversibile nel breve periodo senza un cambio di rotta deciso.

Il declino dei poli urbani: la crisi dei baricentri regionali

«Un elemento - dice - particolarmente critico è rappresentato dall’indebolimento dei principali poli urbani. Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, storicamente centri amministrativi, universitari e di servizio, mostrano segnali evidenti di perdita demografica. È un passaggio cruciale: quando i centri smettono di attrarre, l’intero sistema territoriale perde coesione. Il problema non è soltanto quantitativo, ma qualitativo. Le funzioni tradizionalmente esercitate da questi poli si stanno progressivamente ridimensionando. Il settore pubblico non garantisce più la stabilità occupazionale di un tempo. Le Università faticano a creare connessioni strutturate con il tessuto produttivo. I servizi, in molti casi, arretrano. Ne deriva un indebolimento della funzione di ancoraggio territoriale. I giovani non vedono più nei centri urbani un’opportunità di realizzazione. Li attraversano, spesso, senza fermarsi. Oppure li abbandonano definitivamente. Il venir meno di questi baricentri amplifica la frammentazione regionale e accelera i processi di dispersione demografica».

Le aree marginali e la desertificazione sociale

«Se i poli urbani mostrano segni di cedimento - osserva ancora Mazza - le aree periferiche vivono una condizione ancora più critica. Territori già segnati da marginalità geografica e debolezza infrastrutturale (in particolare lungo l’arco jonico e in diverse aree interne) subiscono un processo di progressiva desertificazione sociale. Qui, anche variazioni demografiche contenute producono effetti sproporzionati. La perdita di poche centinaia di residenti può determinare la chiusura di scuole, la riduzione dei servizi sanitari, il ridimensionamento dei trasporti. Si entra così in una spirale regressiva: meno servizi generano ulteriori partenze, che a loro volta giustificano nuovi tagli. Il risultato è tangibile. Comunità che invecchiano rapidamente. Spazi urbani svuotati. Attività economiche che faticano a sopravvivere. Il capitale sociale si erode insieme a quello demografico. E la capacità di risposta locale si indebolisce progressivamente, fino a diventare residuale. È il caso delle principali località rivierasche dello Jonio. In questi contesti, il tessuto urbano si sta gradualmente e inesorabilmente trasformando in lande sempre più desolate e depresse».

Tra resilienza e necessità di un nuovo paradigma

«Nonostante questo quadro critico, emergono segnali che indicano potenziali traiettorie alternative. Alcuni settori - dall’agricoltura innovativa al turismo esperienziale, fino a segmenti dell’economia digitale - mostrano dinamiche di adattamento. Sono esperienze ancora circoscritte, ma non irrilevanti. Accanto a queste, si registra anche un contributo positivo della popolazione straniera, che attenua parzialmente il saldo demografico negativo. Tuttavia, si tratta di un fattore compensativo, non risolutivo. Non sostituisce la perdita di capitale umano qualificato, né arresta il processo di invecchiamento. Il nodo centrale resta politico e strategico: senza una visione di lungo periodo, queste energie rimarranno frammentate. Occorre superare la logica emergenziale e costruire un modello di sviluppo integrato: rafforzamento del legame tra formazione e impresa, investimenti infrastrutturali, sostegno all’innovazione, valorizzazione delle risorse locali. Non basta trattenere. Bisogna attrarre. E, soprattutto, rendere la permanenza una scelta conveniente e desiderabile. In assenza di questo cambio di paradigma, il rischio è la stabilizzazione del declino. Una nuova normalità fatta di contrazione demografica, marginalità economica e progressiva perdita di centralità».

Eco dello Jonio

Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.

15/04/2026